Recenzione del Vega50 sulla rivista EURO MOTO

08 Novembre 2011


Condividi



 
Dopo la versione da un ottavo di litro (EuroMoto 06-2011), il Vega hybrid, debutta con motorizzazione 50 che ne condivide le tre modalità elettrica (EP), termica (GP) e sequenziale “mista” (MP) secondo lo schema ibrido che è un po’ l’orgoglio di Aspes. La Casa varesina ha impiantato su una classica trasmissione CVT con frizione automatica un motore brushless da 0,6 kW coassiale alla ruota, e ha posizionato sotto la pedana (per mantenere il baricentro basso) una batteria a ioni di litio LiFePO4 da 1,15 kWh, estraibile per i casi in cui non fosse possibile caricare il veicolo sul posto. Alla ricarica provvede comunque, in caso di necessità, anche il motore a scoppio, un tradizionale 50 4T a due valvole, raffreddato ad aria e alimentato da carburatore. Nonostante l’aggravio legato alla presenza di motore elettrico e batteria (stimabile in una decina di kg), il peso percepito del Vega rimane in linea con quello di uno scooter tradizionale. La linea neo-rétro resta quelle del modello di cilindrata maggiore, mentre le dotazioni contano su un cruscotto ricco di informazioni (seppure in forma analogica), una sella lunga e comoda, un discreto vano sottosella e pedane estraibili a scatto. Quanto alle finiture, queste non fanno molto per mascherare l’ascendenza cinese: i blocchetti elettrici, la brillantezza atipica delle verniciature, le luci con led a vista e le plastiche a effetto metallizzato lasciano trasparire un certo gusto orientale.
Buona abitabilità La prima cosa che si apprezza a bordo è la buona abitabilità anche in coppia offerta dalla corretta triangolatura sella-manubriopedana. A questa piacevole sensazione segue quella prodotta dal dolcissimo avviamento del motore (a meno di scegliere la modalità “tutto elettrico” EP), che utilizza al posto del classico motorino proprio il motore elettrico. In movimento le prestazioni sono quelle di un 50 4T, sia partendo in elettrico che in termico; l’elettrico è poi limitato a 30 km/h, velocità alla quale il Vega offre un’autonomia attorno ai 40 km. Le vibrazioni sono ridotte e anche l’immagine restituita dai due specchietti è stabile. In città ritroviamo il buon equilibrio della ciclistica, promosso dal baricentro basso e dalle quote azzeccate, qui ancora più evidente che sul 125 per le ridotte velocità in gioco. Le sospensioni se la cavano decorosamente, anche se dalle parti basse dello scooter giunge qualche rumore di troppo quando si incontrano buche o avvallamenti pronunciati. Abbiamo invece trovato decisamente fuori standard i freni: passi la scarsa efficacia del tamburo posteriore comune a tanti scooter, ma ci saremmo aspettati maggior mordente da parte del disco anteriore, che anche strizzato a tutta forza si mostra eccessivamente moderato nel decelerare.
Benzina o non benzina? Il propulsore, costretto dai vincoli di legge e dall’abbinamento tecnico oggettivamente difficile tra cilindrata di 50 cm3 e ciclo a 4 tempi, prende giri con una certa calma. Col fratello maggiore condivide la limitata escursione, anche se risulta più dolce e più propenso all’allungo. La spinta è paragonabile a quella in elettrico, che però è ancora più fluida, e in generale il Vega 50 si sposta con una verve accettabile, considerando la tipica carenza di “birra” dei 50 4T. Potrebbe venire in aiuto la parte elettrica: già, potrebbe, se il Vega fosse un ibrido parallelo: invece è sequenziale, quindi quello che si può fare è partire in elettrico e proseguire, superati i 20 km/h, con il motore a scoppio. Un’opzione che abbatte i consumi, ma che non regala molta più prontezza. In comune con il Vega 125 resta anche la discutibile scelta, in elettrico, di azzerare l’erogazione di coppia del motore tutte le volte che si agisce sul freno: non basta tenere aperto il gas, occorre chiudere e riaprire. Un fastidio di poco conto nella guida in rettilineo e in pianura, che diventa però mal tollerabile in salita e in piega, dove di colpo viene a mandare il sostegno del motore e dove dover chiudere e riaprire il gas non è né istintivo né efficace.
Le pecche del Vega 50, insomma, non stanno nelle prestazioni quanto nella risposta al comando del gas: una certa inerzia sia a salire che a scendere di giri in termico, un fastidioso ritardo prima dell'arrivo della coppia motrice in elettrico; due fenomeni che complicano le manovre, specialmente le curve strette e le inversioni. Nella modalità mista, quando il motore a scoppio viene spento al di sotto dei 5 km/h, può capitare di accelerare con il motore ancora acceso e di assistere, per tutta risposta, al suo spegnimento e al passaggio in elettrico, operazione che di nuovo fa perdere un secondo o due. Si tratta di problemi di taratura della parte elettrica, che non avevamo riscontrato sulla versione 125 e che potrebbero essere dovuti al fatto che l’esemplare da noi provato era una preserie dedicata alla partnership Ready2Go.

Allegato EM_novembre2011_ECOTEST_ASPES.pdf
Link Esterno Nessun Link